“Dopo di Noi” lettera del presidente dell’Associazione Il Sorriso


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Il “dopo di noi”?
Il ‘dopo di noi’ si presenta come un insieme confuso, dove le problematiche si sovrappongono le une alle altre e dove si fatica ad individuare quali potranno essere i tempi, i referenti e le necessità. Agli aspetti relativi all’assistenza ed alle attività quotidiane (cosa farà e insieme a chi?) si sommano quelli relativi alla protezione giuridica (chi vigilerà su di lui?), alle opportunità residenziali (dove e con chi abiterà?), alla situazione economica (avrà risorse economiche sufficienti?). Se non bastasse, tutte queste domande sono sempre accompagnate da laceranti tensioni emotive, dove il desiderio dei genitore di occuparsi in prima persona del figlio si contrappone alla speranza di trovare qualcuno di fiducia a cui delegarne la gestione, con l’amara consapevolezza di non poter esercitare per sempre quella personalissima cura a lui dedicata per tutta una vita. È naturale quindi che il ‘rimandare il problema’ risulti essere l’atteggiamento più comune.
Ma più passa il tempo e più il pensiero di un familiare si ‘arrovella’ su quel maledetto ‘dopo’ dove la gioia, nel vedere un buon stato complessivo del figlio, viene offuscata dalla consapevolezza di non poter essere per sempre al suo fianco. Affrontare il ‘dopo’ significa innanzitutto spezzare questo circolo vizioso, iniziare a pensare al “dopo di noi” non può essere visto solo come il risultato di accadimenti negativi drastici nella vita di una persona disabile (es. l’anzianità dei genitori) ma, deve essere un processo di crescita preparato e realizzato per tempo rivolgendosi a chi ha la possibilità di assisterci in risorse e avere supporti adeguati. (Servizi Sociali – ASL ecc.) Il futuro del “dopo di noi” è una questione di umanità e fiducia. Umanità delle persone che saranno a contatto con i nostri cari, umanità per garantire la loro dignità, umanità nella salvaguardia della loro salute, fiducia nei servizi che li accoglieranno, fiducia nei contrasti che si potranno verificare, fiducia nella possibilità di realizzazione di strutture capaci di comprendere i loro bisogni e desideri. La fiducia e l’affidarsi è un esercizio difficile ma necessario e doveroso nei confronti dei propri cari. Affrontando per tempo i bisogni e le necessità dei propri cari non farà altro che tutelare e assicurare loro una sistemazione adatta alla propria patologia, in alternativa a decisioni imposte e inserimenti obbligati il cui risultato sarà affidato quasi sicuramente al caso. È fondamentale utilizzare una prospettiva di ampio raggio per comprendere quale sarà il loro destino e, per certi versi dotarsi di una doppia visione: con un occhio guardare all’oggi e con uno al domani, perché è partendo dal presente che si possono trovare risposte per il futuro.
Il presidente Binosi Luciano.
Da condividere con famiglie che hanno disabili, grazie.

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